Scripta manent (sic)

“L’errore più comune che fanno i neo avvocati è quello di credere che la professione non sia che un modo come un altro per fare lo scrittore, quando in realtà quello che si deve svolgere è un lavoro scientifico. Che richiede un linguaggio adeguato. Certi… certi… orpelli proprio non si possono sentire.”
“È solo una questione di logica aristotelica e di dialettica in puro stile machiavellico.”
Questo aveva detto C—- mentre si dondolava sulla poltrona, seduto alla scrivania, chiudendo con le mani un cerchio immaginario.
“L’ottanta percento del lavoro è logica: per A=A, A è diverso da non-A. Se A è diverso da B che è uguale a C, allora A è diverso da C. Fine. Il resto è solo retorica, cioè… cazzate.”

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Saper scrivere è un’arte tanto quanto lo è il saper parlare, su questo credo che non esista un gran numero di valide teorie a contrario. Semmai, si può discutere sulle diverse regole che governano queste due arti. Ciò che va bene nell’una potrebbe essere un grossolano errore nell’altra e il contesto gioca un ruolo fondamentale nell’individuazione delle regole applicabili. Parlare e scrivere sono forme d’arte in quanto le parole posseggono un potere formidabile, che va ben oltre l’essenza formale del significante e come si diceva prima, è il contesto a dirci, nella maggior parte dei casi, quale delle due sia la più adatta a cui attingere. Entrambe posseggono pregi e difetti, da una parte la parola ci consente una rapida efficacia comunicativa, dall’altra la scrittura ci rende in grado di elaborare e ricordare (tramandare) concetti anche molto complessi attraverso un tempo ragionevolmente lungo. Ma più di tutto, le parole sono in grado di modificare in modo tangibile la realtà che ci circonda, influenzando le azioni di chi questi fonemi li percepisce e li elabora. Le parole, scritte o parlate che siano, possono scatenare guerre, così come possono suggellare la pace. Allora cosa ce ne facciamo del buon vecchio detto “verba volant, scripta manent”, sopravvissuto per secoli persino alla straordinaria invenzione della fonoregistrazione? A prescindere dall’interpretazione strettamente giuridica che si potrebbe dare di questa locuzione (per cui tutto ciò che non è scritto non ha alcun tipo di utilità processuale, sebbene anche in quest’ambito l’avvento delle registrazioni vocali – intercettazioni in primis – abbia fatto quantomeno traballare la solida struttura del concetto) l’inghippo dov’è? A pensarci bene, per registrare un suono occorre pur sempre un qualche tipo di macchinario, una tecnologia. Qualcosa di progettato, assemblato, alimentato. Non conosco metodi di registrazione dei suoni attuabili in modi naturali. La parola non scritta, quindi, mantiene la sua naturale tendenza a volare via leggera e disperdersi fra le nebbie dei ricordi. Per scrivere invece non è necessario granché. Bastano carta e penna oppure un gessetto e una superficie scura. Magari qualcosa di appuntito, per incidere la roccia, e se proprio ve la vedete male – del tipo che siete vittima di un omicidio e con i pochi secondi che vi rimangono dovete scrivere il nome dell’assassino – allora potreste certo usare persino il sangue. I mezzi, insomma, non mancano per quanto estremi possano sembrare. Semmai è una questione di buona volontà o di sua mancanza. Cionondimeno, anche nel caso in cui qualcosa venga scritto col sangue oppure scolpito nella pietra oppure semplicemente inserito all’interno di un libro, tale iscrizione potrebbe benissimo venir cancellata da un qualsiasi evento naturale di una determinata intensità (sia esso un terremoto, un’alluvione, la morte di una Stella o un asteroide che impatta con il pianeta). Tutto questo ci porta a capire come, in fin dei conti, niente sia destinato a durare per sempre e come la “scadenza” sia parte profonda e universale, elemento radicale, della natura delle cose. Tuttavia, ciò non significa che, ferma restando la natura effimera delle cose tutte, alcune di queste non possano durare a lungo – considerando la relatività estrema connaturata alla percezione del tempo – consentendoci di vivere l’illusione che qualcosa di solido e affidabile esiste; che qualcosa rimane. In fin dei conti, niente di nuovo sotto il sole immortale, anche se ormai sappiamo che nemmeno lui è destinato a splendere per sempre. L’eterna gara che l’uomo corre con la Morte prosegue, e proseguirà fintanto che la Speranza – croce e delizia – seguiterà a battere nel petto.

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In questa sezione troverete null’altro che questo, parole impresse su un supporto (ancorché virtuale), pensate per durare eppure condannate presto o tardi a svanire, perse come preghiere nel vento.

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