Si è spento un faro nella notte

La notte di Parma è più buia del solito. Non sarà mai più la stessa per molti di noi. Un faro nella notte, un crocevia di esistenze urbane che in trent’anni ha fatto incontrare e scontrare tre diverse generazioni, ha spento per l’ultima volta la sua luce allo spuntare dell’ennesima alba crudele. Come tanti altri, ho sperato fino all’ultimo che si trattasse soltanto di un pessimo pesce d’aprile, ma così non è stato. Ricordo la prima volta in cui misi piede nella taverna del Tosco. È un’esperienza che non si dimentica facilmente. Eravamo affamati, era presto e il locale non era ancora affollato. Quella sera mangiai la padellata di salsiccia e fagioli più buona della mia vita. Cucinata da Tosco in persona, come solo un toscano verace come lui farebbe, servita nella padella con un sacchetto da un chilo di pane come contorno. A quei tempi, più di dieci anni fa, il locale andava forte. Al piano terra i concerti si susseguivano quasi ogni sera e le palle da biliardo schioccavano sui tavoli. Il secondo piano risuonava con i colpi secchi e le imprecazioni blasfeme dei giocatori di biliardino. Spesso, già alle dieci di sera si faticava a entrare. La voce cavernosa di Tosco risuonava sul frastuono del locale. Niente sfuggiva e sfugge tutt’ora al suo occhio di oste navigato. Uno sguardo e due parole gli bastano per capire chi sei meglio di quanto tu stesso vorresti ammettere. Un vecchio lupo di strada, con un fiuto infallibile e un’intelligenza in grado di bucare il velo dietro cui si nasconde la vera natura di Parma e degli uomini. Doti che ancora possiede, affinate dall’esperienza. C’era l’Onirica nelle vicinanze, anche se già non era più quella di un tempo, e la zona ex Salamini era un fermento di vita.

Erano altri tempi e i tempi cambiano. Prima se n’è andato il secondo piano, poi i biliardi, poi l’Onirica e infine il biliardino. Solo la musica è rimasta fino alla fine. Chiunque poteva entrare nella taverna del Tosco, ma non era un posto per tutti. Nonostante il neobarocchismo dell’arredamento, era un locale semplice e diretto. Rappresentazione fedele della personalità del proprietario. Un uomo alla buona e sincero, ma non per questo meno complesso. Quel luogo aveva il potere di ridurre la molteplicità del genere umano in due categorie di persone: quelle che entravano una volta per non tornare mai più e quelle che uscivano per poi continuare a tornare. Cosa abbiamo in comune noi che dopo la prima notte non ce ne siamo più andati e che ora soffriamo come se avessimo perso un pezzo del nostro essere? Diversi gli uni dagli altri, lontani per idee e modi di vivere, eppure uniti da una nota di fondo che ci faceva vibrare tutti alla stessa frequenza. Quella nota non era il locale, né la musica che vi suonavano dentro, ma il Tosco con il suo carisma. Nessuna descrizione, per quanto dettagliata e ben costruita, potrà mai rendere l’idea del luogo e dello spirito che animava ogni pezzo di chincaglieria appeso o incollato alle pareti o pendente dal soffitto. Le stesse fotografie non riescono nell’impresa, se manca il ricordo degli odori e delle vicende di vita vissuta al suo interno.

Ogni cliente affezionato ha avuto un rapporto unico con il locale e con il Tosco. Per alcuni di noi, quella T ha brillato nella notte come una croce brilla sul campanile di una chiesa. Un porto sicuro, una seconda casa in cui sciacquarsi di dosso, con whisky e birra, la malinconia della notte e il silenzio oppressivo di una città che nasconde il marcio sotto lo zerbino del perbenismo. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, ma la puzza sempre sotto al naso. Che luce è rimasta a guidare quelle anime inquiete che vagano senza meta nelle notti più buie della loro vita? Senza dubbio troveranno altri approdi dove rammendare le loro vele esauste e sfilacciate. Porteranno nel cuore il ricordo e lo spirito di tutte le notti passate con il Tosco nel suo locale, ma niente e nessuno potrà mai restituirle. Chi non le ha vissute non capirà. Restano solo i ricordi, con la loro aura di romantica malinconia, sui quali possiamo ancora ridere e scherzare insieme al loro protagonista principale. Grazie Tosco.

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Copyright Filippo Mattioli, riproduzione riservata.

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