La piccola Pechino

Sei nato in questa città, Parma, 29 anni fa. Era il dicembre del 1986 e l’eco del disastro di Chernobyl scuoteva ancora le coscienze di tutta Europa e influenzava le diete di tutti gli europei e non solo. Uno dei primi ricordi della tua vita risale a quando avevi tre anni e guardando la televisione fosti spettatore inconsapevole della caduta del muro di Berlino. Te ne rendesti conto molti anni dopo, quando alla televisione trasmisero le stesse immagini (ormai di repertorio) alle quali avevi assistito da bambino. Ricordi quando abitavi nell’appartamento di via Sidoli? Hai abitato lì fino ai cinque anni compiuti. Non ricordi molto della casa. Però ricordi un pianoforte a coda, nella tua stanza, molto piccolo – ricordava il pianoforte di Charlie Brown – e un vecchio mangiadischi nel quale i 45 giri potevano essere inseriti nel modo in cui ora si possono inserire i Cd-Rom nei loro lettori. Dentro una piccola valigetta c’erano dischi di canzoni per bambini che ti piaceva ascoltare, ma ancor di più ti piaceva romperli lanciandoli come frisbee contro il muro. Ricordi un Natale in quell’appartamento. Il profumo dei mandarini, quanto ti piacevano anche allora! Una sera ne mangiasti talmente tanti che finisti per rimettere copiosamente sul tappeto grigio del salotto, davanti alla televisione. Quel tappeto non è mai più stato lo stesso da quel giorno. Ricordi le compere natalizie in centro, con la mamma, dentro e fuori dai negozi per ore. Le attese per l’autobus, verso le sei di sera, sotto i Portici del Grano e la sensazione di pace che provavi quando sedevi di fianco a lei, mentre tornavate verso casa e fuori dal finestrino la città e i volti delle persone sfilavano con disinvoltura. Era proprio come trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Sarà stato il 1990 o ’91, di certo non il ’92. Quello fu l’anno del trasferimento. Ricordi un pezzo enorme di focaccia sgranocchiato seduto su un comodino in mezzo al soggiorno dell’appartamento ormai vuoto, però non ricordi le prime notti nella nuova casa. Era stata comprata quando ancora era in costruzione e tuo padre – così come tua madre – andava spesso a supervisionare i lavori in corso, per assicurarsi che tutto fosse come volevano, mentre tu eri costretto a stare con i nonni materni. Chissà che emozione deve essere stata per i tuoi genitori varcare finalmente la soglia di quella casa enorme, cenare lì dentro per la prima volta e per la prima volta dormirci, pensando che d’ora in poi quella sarebbe stata la vostra casa. Era una villa a schiera, davanti alla quale si stendeva un campo sterminato, del quale non si poteva vedere la fine. Alla destra del campo sorgeva un caseificio e davanti a quello una piccola casa, con pollaio adiacente, nella quale abitava un vecchio contadino. Tua nonna ti portava spesso a trovarlo e mentre loro parlavano di dio-solo-sa-cosa, tu ti divertivi inseguendo le galline. Anni dopo, il vecchio (o i suoi eredi) vendette il terreno, la vecchia casa venne rasa al suolo e al suo posto costruirono dei villini borghesi. Più avanti nel tempo, la vista dei campi ti fu proibita dalla costruzione di due grandi condomìni proprio nel prato davanti a casa tua, in barba a tutte le norme urbanistiche che vietavano di costruire in quel punto. L’aria era diversa allora, questo te lo ricordi anche se a quel tempo eri troppo piccolo per curarti di una cosa del genere, né mai te ne sei curato eccessivamente, almeno fino al momento in cui hanno acceso il termovalorizzatore, quando le sporadiche giornate a targhe alterne sono state sostituite dai blocchi del traffico del giovedì – di ogni giovedì – e i cartelloni luminosi in giro per la città informavano sul numero di sforamenti mensili dei livelli di PM10, invece che sullo stato del traffico cittadino. Hai iniziato a fare caso alla qualità dell’aria che respiravi, al suo odore, al retrogusto che ti lasciava sul palato. L’inquinamento non era certo una novità in città, ma la situazione stava peggiorando in modo tangibile. Parma, dacché la ricordi, ha sempre rappresentato una sorta di oasi della pianura. Tanto verde e relativamente pochi problemi legati all’inquinamento atmosferico. Costruita a misura d’uomo, architettonicamente suggestiva e con un’ottima tradizione culinaria. Una città ricca, di moneta e di storia. Nel tardo medioevo (1287), nel periodo in cui i comuni facevano a gara a chi l’aveva più lungo (il campanile), Parma aveva costruito la torre più alta d’Italia, la Torre Civica, crollata improvvisamente nel 1606, probabilmente a causa di gravi negligenze in fase di progettazione e costruzione, provocando la morte di decine di persone. Poche altre città hanno saputo far scempio del proprio patrimonio culturale così come ha fatto Parma, ma questa è un’altra storia. La petit Paris ora soffoca nel respiro pesante del più grande inceneritore d’Europa. L’amministrazione comunale dice che il suo programma di raccolta differenziata ha “affamato” il termovalorizzatore, ma questo non può essere vero finché continueremo a importare rifiuti dalle altre regioni e città italiane per bruciarli. Il tragitto che ogni giorno percorri in bicicletta o a piedi per andare al lavoro è un quotidiano aerosol di gas di scarico e con l’arrivo della stagione della nebbia le cose sono solo peggiorate. Parma, petit Paris, che vivi nella nostalgia dei bei tempi andati, delle glorie che furono. A passeggiar per i tuoi borghi le memorie nel petto raccendi, ci favelli del tempo che fu, mentre respiriamo l’aria di una piccola Pechino.

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Copyright Filippo Mattioli, riproduzione riservata.

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