MONTAGE OF HECK: THE HOME RECORDINGS

Montage_of_Heck_The_Home_Recordings_(Deluxe)

Tutti noi, almeno una volta nella vita, ci siamo resi conto che una volta toccato il fondo le opzioni a nostra disposizione sono due: risalire oppure cominciare a scavare.

Con quest’ultima trovata commerciale, Courtney Love e Brett Morgen (regista e autore del più recente documentario sulla vita di K.C. “Kurt Cobain: Montage of Heck”) hanno dimostrato per l’ennesima volta che dopo aver raschiato il fondo del barile in cui erano state ammucchiate tutte le cianfrusaglie di Kurt dopo il suicidio, è sempre possibile iniziare a scavare per riesumare ciò che era stato sepolto dal terriccio compatto del tempo.

Non ci soffermeremo, in questa sede, a fare una canonica analisi traccia per traccia delle “canzoni” o abbozzi di canzoni che compongono Montage of Heck: The Home Recordings, sarebbe un’operazione noiosa, poco produttiva e spesso sgradevole per l’udito. Vi basti sapere che il disco è uscito in due versioni, quella standard composta da tredici tracce e la versione deluxe che ne conta ben 31. Credo che definire MoH:THR un disco di Kurt Cobain non sia corretto, in quanto non si può considerare un disco in senso stretto, cioè come un’opera musicale concepita da K.C., semmai può essere definito un disco di Cobain in senso lato per due motivi: 1) viene di fatto stampato in Cd-Rom; 2) contiene delle registrazioni realizzate da K.C. in persona. Tuttavia, questo “disco” è solo un mero contenitore di appunti scartati, bozzoli più che bozze di canzoni. In questo senso, dice bene Claudio Todesco su Rockol.it quando afferma che: “[…] c’è un ragazzo ventenne che si alza a mezzogiorno, mangia schifezze e usa il registratore per intrecciare i fili della sua creatività mentre la sua ragazza è al lavoro […]” anche se poi giunge a conclusioni che non possiamo certo condividere, quando sostiene che siamo davanti a un lavoro, ancorché involontario, che si pone in linea con la poetica del suo autore che era solito confezionare collage sonori su audiocassette. Probabilmente, l’intenzione di Brett Morgen era quella di pubblicare un disco-documentario che facesse da appendice al documentario cinematografico, ma sempre di speculazione si tratta, accurata, approfondita, quasi famelica, che sottende l’intenzione di spremere ogni singolo dollaro dalla salma di K.C. Niente di nuovo sotto il sole immortale che illumina l’industria dello spettacolo di una luce sterile da obitorio.

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