PINK FLOYD – THE ENDLESS RIVER

pink floyd the endless river

Se siete fra coloro che pensavano, e in parte speravano, che la carriera dei Pink Floyd si fosse conclusa una volta per tutte con l’uscita del controverso “The Division Bell” e, più avanti negli anni, con la prematura scomparsa di Richard Wright, oggi si potrebbe dire che vi stavate sbagliando di grosso. Il condizionale, tuttavia, è d’obbligo. Considerare questo “The Endless River” un nuovo album tout court pare frettoloso, superficiale e in un certo qual modo poco rispettoso dello spessore artistico di personalità quali David Gilmour, Nick Mason, Phil Manzanera (Roxy Music), Martin “Youth” Glover (Killing Joke) e di tutti gli altri grandi nomi della musica e non (Stephen Hawking si è prestato per alcuni vocal samples in “Talkin’ Hawkin’”), che hanno partecipato alla produzione di questa ultima mattonella destinata a completare il monumentale edificio che è la discografia della storica band britannica. Qualcuno lo ha definito un disco ambient, qualcun altro un disco noioso con una delle copertine più brutte degli ultimi anni. Alla prima osservazione si potrebbe ribattere – come già è stato fatto – che del concetto di musica ambient questo disco non ha proprio nulla, visto e considerato che si presta più ad un ascolto attento piuttosto che ad un sottofondo da sala d’aspetto; per quanto riguarda la seconda, va da sé che la noia è una condizione mentale talmente soggettiva che in tale contesto passa e lascia il tempo che trova, così come giudizi estetici opinabili che lasciano trasparire un solipsismo fine a sé stesso. Il disco è, nella forma e nella sostanza, una raccolta rimaneggiata del materiale che avrebbe dovuto comporre il fantomatico secondo cd di “The Division Bell” – che non vide mai la luce – e ha tutte le caratteristiche della perfetta colonna sonora di quel viaggio in barca sul fiume della vita oltre la morte – che scorre misterioso ed eterno – intrapreso da Wright dopo l’infelice dipartita. Un saluto fiero e orgoglioso, una presa di coscienza serena quanto inesorabile della fine di un progetto, di una vita, di un’amicizia. Un’uscita di scena caratterizzata dalla tipica flemma inglese, che lascia un’impronta di nostalgia per ciò che fu e mai più potrà essere.

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