La Madonna vola e gli angeli ballano

“Signor Lombardo, mi dispiace ma ci sono brutte notizie dagli sponsor. Dicono che se non troviamo un’idea decente per lo show pubblicitario di metà spettacolo rescinderanno i contratti.”
“Luridi figli di troia. Dimmi qualcosa che non so, Cristo. Chiamali e digli di non rompere i coglioni, avranno il loro fottuto show del cazzo.”
Lombardo chiuse la comunicazione sbattendo violentemente la cornetta e bestemmiando sonoramente. La bottiglia di whisky sulla scrivania ondeggiò pericolosamente. Luridi stronzi pretenziosi, lo mandavano in bestia. Olivieri, seduto sul divano in fondo all’ufficio, alzò il sopracciglio sinistro mentre leggeva il giornale. Era un uomo alto e dinoccolato, con una stempiatura prepotente che partiva dalla fronte e arrivava quasi al centro della testa.
“Ollie ci serve una cazzo di idea e ci serve alla svelta. È la volta buona che ci inchiodano il culo, questa.”
“Renne spaziali?” suggerì distrattamente Ollie.
“Fottiti te, le renne e pure quell’invertito di Babbo Natale. Ci serve qualcosa di buono, che attiri l’attenzione di quei milioni di rincoglioniti che non aspettano altro che farsi dire cosa comprare da una bambina di 14 anni che succhia un lecca-lecca come se fosse il cazzo di Dio.”
“Vuoi far succhiar dei cazzi a delle bambine di 14 anni, in diretta nazionale?” chiese Ollie.
“Lascia perdere.” rispose Lombardo, rassegnato.
Ollie riprese a leggere il giornale, dal quale comunque non aveva mai staccato gli occhi.
L’interfono sulla scrivania gracchiò.
“Signor Lombardo, mi scusi, ma il suo appuntamento delle 19 è arrivato.”
Lombardo fece il giro della scrivania e pigiando sul pulsante disse alla segretaria (detto fra noi: un gran pezzo di donna. Certe gambe ben tornite…) di farlo entrare. Olivieri continuava a leggere il giornale. Lombardo si sedette pesantemente sulla poltrona della scrivania e vi appoggiò sopra i piedi, incrociandoli e si accese una sigaretta. Era un vecchio ex-pugile, un metro e novantacinque per centoventi chili. La poltrona implorava pietà.
Faceva un caldo bestiale, era un estate fottutamente torrida, secca come la fica di una ultranovantenne rabbiosa. Il sudore appiccicava qualsiasi cosa. Fuori la luce del sole era ancora forte, ma l’ufficio era in penombra a causa della tapparella alzata a metà. Si soffocava. E poi l’ufficio era piccolo e umido, con pareti giallastre, una libreria piena di libri inutili, una scrivania e un divano dalla parte opposta, vicino alla porta. Un ventilatore pigro e morente fingeva di muovere l’aria, sacrificato in un angolo.
La porta si aprì e l’appuntamento entrò. Era Vito, un cazzetto di uomo alto neanche un metro e settanta, vestito di roba stracciata, con i capelli leggermente lunghi, biondi ossigenati, occhi truccati e dei bei muscoletti da icona porno-gay. Il suo nome sul ring era Vitello Pazzo, non aveva palle abbastanza grosse per fare il Toro. Così tutti lo chiamavano Vitello Tonnato. Lombardo non sopportava quel piccolo invertito.

“Entra Vito, accomodati e dimmi che cazzo di problema hai.”
Vito prese una sedia e si sedette davanti alla scrivania. Lombardo nel frattempo si alzò e andò a mettersi di fianco a lui, col culo appoggiato al tavolo.
“Allora, cazzetto, chevvuoi?”
Zio, si tratta dell’ultimo incontro. Avrei dovuto vincerlo io. Era stato stabilito così e invece L’Aspirapolvere Umano mi ha sbattuto al tappeto fino a farmi svenire.” disse Vito, in tono petulante, con la sua vocina da palle strizzate.
Lombardo ebbe un lieve sussulto.
“Lo sai perché è successo questo, Vito?”
“No zio, non lo so.”
“È successo perché tutti di considerano un debosciato figlio di puttana senza palle, ecco perché” disse pacato. “NON TI RISPETTA NESSUNO, POVERO COGLIONE, E ADESSO TU VIENI QUA DA ME E PRETENDI CHE COSA? CHE SALVI QUEL TUO CULO ROTTO E MALEODORANTE?” la pacatezza non durò molto. “SE GLI ALTRI RAGAZZI NON TI RISPETTANO, POI NON RISPETTANO IL COPIONE. E LO SAI COSA SUCCEDE, SE NON LO RISPETTANO? CHE IO PERDO UN SACCO DI FOTTUTISSIMI SOLDI.”
“Per questo sono qui. Devi fare qualcosa, zio.”
Lombardo non rispose. Una vena enorme gli pulsava al centro della fronte.
“Dico solo che se c’è un accordo andrebbe risp…”
Vito non riuscì a finire la frase. La bottiglia di whisky calò in pieno sulla sua testa, frantumandosi e lasciandolo coperto di sangue e alcool. Restò per un attimo incredulo e poi cadde a terra urlando, portandosi le mani alla testa per poi tornare a guardarle intrise di sangue e continuare ad urlare più forte.
Lombardo gli assestò un buon numero di calci nelle budella e uno, ultimo e definitivo, proprio sulle palle.
“Ora ascoltami bene, piccolo verme. Non osare mai più rivolgerti a me in questo modo, capito? Non sono tuo zio e, per l’amor di Dio, se lo fossi prima ti ammazzerei e poi inculerei quel gran pezzo di donna di mia sorella per aver cagato fuori un tale stronzo. Ora levati dai coglioni e se ti azzardi a tornare un’altra volta per una stronzata del genere, giuro che ti ammazzo con queste mani” e fece il gesto come per strangolarlo. “Gesù Cristo, tira fuori i coglioni.”
Siccome Vito non si alzava, ma restava rannicchiato per terra, nel suo moccio e nel suo sangue, a piangere, Lombardo disse ad Ollie di buttarlo fuori e lui lo scaricò di peso fuori dalla porta, richiudendola subito dopo. La segretaria cacciò qualche urlo alla vista del fagottino sanguinolento e singhiozzante, ma poi chiamò l’ambulanza.
Una volta chiusa la porta, Ollie si girò verso Lombardo e si mise ad osservarlo pensieroso.
“Ho trovato” disse “Gesù Cristo sui pattini a rotelle!”
Lombardo si destò dai suoi pensieri e fissò per un attimo Olivieri, valutando l’idea.
“No, non si può.”
“Come no? È GENIALE!”
“Certo che è fottutamente geniale” esplose Lombardo “talmente geniale che un genio ci ha già pensato. Gesù Cristo sui pattini a rotelle l’hanno già fatto.”
“Allora siamo nella merda” sentenziò Olivieri “Santa Madonna, aiutaci!” e si sedette sul divano, riprendendo in mano il giornale.
“Ma certo!” Lombardo si lanciò indietro sulla sedia, alzandosi in piedi, e sbatté le mani sulla scrivania “Sei un fottutissimo genio Ollie, lo sapevo che facevo bene a tenerti fra i piedi. LA MADONNA!”
“Figurati, lieto di essere d’aiuto. Ma non ci sto capendo un cazzo.”
“LA MADONNA, Ollie, lei è la soluzione!” insistette Lombardo. “La Madonna vola e gli Angeli ballano. Questo sarà il nostro show.”
Lombardo volò letteralmente sopra il telefono e compose un numero in fretta e furia.
“Ufficio Pubblicità, chi desidera?”
“Sono Lombardo. Dite agli sponsor che abbiamo lo show. Sì, esatto. La Madonna vola e gli Angeli ballano. Sì cazzo, lo so che è geniale, l’ho inventato io. Muovete il culo, deve andare in onda fra 2 giorni.” Riattaccò.
Tutto soddisfatto, appoggiò di nuovo i piedi sulla scrivania e questa volta si accese un sigaro, di quelli che teneva nel portasigari dentro al cassetto.
“Siamo ancora i migliori Ollie.” disse Lombardo, compiaciuto.
“Lo siamo davvero. Però a quel povero coglioncello hai fatto una gran bella festa, sarà inutilizzabile per mesi.”
“Che si fotta Vitello Tonnato o come cazzo si fa chiamare. Quel palle-mosce finirà per farsi ammazzare comunque, prima o poi.”

***

Copyright Filippo Mattioli, riproduzione riservata.

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